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Parigi,
fine anni Cinquanta

L’infanzia e adolescenza dell’Autore.
Parigi, Milano e altrove, tra passato e presente:
ovunque aleggia la figura di Monsieur Chouchani

Chouchani: un enigma vivente.
Non si sa da dove venga e dove vada. Porta con sé una valigia malconcia.
Ha l’aspetto di un clochard ma il suo sapere sembra illimitato

 “Un clochard senza età, senza patria,
che parla sempre perfettamente la lingua del suo interlocutore.
L’arabo giura che è arabo, il francese che è francese, il lituano lituano…” (pagina 9)

“Io non so cosa sappia, ma di una cosa sono certo:
tutto quello che io so, lui lo sa.”
(Emmanuel Lévinas)

 ”I sapienti del tempo, fisici, matematici, filosofi, che cozzarono contro quest’uomo
o corsero a cercarlo, lo giudicavano inspiegabilmente erudito, geniale.”
(pagina 9)


…rimpicciolire senza diminuirsi…
Avrebbe potuto diventare ricco come Rockefeller.
Non lo ha fatto.

“Chouchani era lo spazio concesso che permette all’altro di vivere in dignità.” (pagina 139)
”Lo spazio necessario affinché si dispieghi l’Economia di Giustizia.” (pagina 74)

Chouchani fu piccolo senza erodersi. Un grande essere «miniaturizzato».
Con quella valigia ha alluso all’Economia di Giustizia.
Chouchani fu claudicante integro

“La claudicanza la considero una condizione comune a tutto il genere umano;
a imitazione non dell’imperfezione ma della perfettibilità, intesa come percorso…

La claudicanza di cui parlo è una fiera menomazione, perché grandezza e precarietà
non sono in alternativa, ma costituiscono il modus vivendi dell’uomo responsabile“ (pagina 27)

 

 

prova

Video

L’attore e scrittore Filippo Timi, che segue da tempo Haim Baharier, ha scritto un monologo in cui racconta di sé e del suo incontro con l’Autore de «La valigia quasi vuota».
Nel video a fianco, Timi recita il monologo sul palco del Teatro Parenti di Milano, in occasione del festival internazionale di cultura ebraica «Jewish and the City» del 2013.

Nei video in basso, Timi recita alcuni brani tratti dal libro, in occasione della presentazione al Teatro Parenti di Milano.

 

Parigi, fine anni Cinquanta. E’ sera; mio padre a tavola si accende una sigaretta, l’ennesima, e dice: «E’ deciso… l’apriamo».
Si riferiva alla valigia di cartone legata con uno spago conservata intatta fino a quel momento e lasciata da un ospite un tempo abituale, Monsieur Chouchani, l’uomo che a giudizio di molti ha incarnato uno degli enigmi irrisolti del XX secolo. Monsieur Chouchani era sparito nel nulla come dal nulla era spuntato nel dopoguerra a Parigi, tra gli ebrei reduci dai lager che cercavano con fatica di ricostruirsi una vita. (pagina 9)

Biografia

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Haim Baharier è nato nel 1947 a Parigi da genitori di origine polacca reduci dai campi di sterminio.

Oltreché matematico e psicoanalista, è studioso di ermeneutica biblica e del pensiero ebraico.
Allievo di Léon Ashkenazi e di Emmanuel Lévinas, è stato vicino al maestro chassidico Israel di Gur.

Ha pubblicato altri quattro libri:
«Qabbalessico» (2012 – Giuntina)
«Le Dieci Parole» (2011 – San Paolo)
«Il tacchino pensante» (2008 – Garzanti)
«La Genesi spiegata da mia figlia» (2006 – Garzanti)

«E’ deciso. L’apriamo.» Quella sera aspettammo ansiosi l’arrivo del Dottor Meyersohn, l’amico di famiglia ginecologo, e aprimmo la valigia. Il suo contenuto mi parla ancora oggi: mi racconta qualcosa sull’Economia di Giustizia., il connubio biblico tra giustizia ed economia, la lanterna che credo possa illuminare il buio in cui la ragione è precipitata.
Il dottor Meyersohn arrivò con la sua borsa di cuoio.
«Allora, Monsieur Baharier, procediamo?» (pagina. 137)

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Chouchani comparve tra un’accozzaglia di individui che in apparenza facevano popolo ma che in realtà vivevano e morivano senza socialità: come polli nella stessa batteria, stretti ma ignari uno delle sorti dell’altro. (pagina 13)

Chouchani accecava ogni individuo che incontrava. Solo collettivamente, insieme, quei reduci facevano schermo e riuscivano al di là delle scintille, e per mezzo di quelle scintille, a coglierne l’essenza: la claudicanza. (pagina 74)

Per fare che ci sia un inizio è necessario retrocedere per cedere il posto al figlio, all’altro. (pagina 46)